
“Abbiate fiducia nella magistratura, che autonomamente deve far luce sulle eventuali responsabilità penali in questa tragica vicenda”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha risposto, attraverso gli uffici del Quirinale, a Luca Pittana e Rosita Cariolato in merito alla morte del figlio Matteo, deceduto in un incidente a Gemona la notte del 19 febbraio 2024, quando l’auto su cui viaggiava finì nel canale Ledra, ribaltandosi.
Nella lettera, il capo dello Stato ha espresso ai coniugi la sua partecipazione e la vicinanza umana per la tragica morte del ragazzo, pur dovendo comunicare che, per dettato costituzionale, non può intervenire su questioni che appartengono all’esclusiva competenza dell’autorità giudiziaria.
Il messaggio di Mattarella è stato reso noto in Tribunale a Udine a margine dell’udienza, durata pochi minuti, del processo che vede imputato Antonio Worge De Prato, 22 anni di Tolmezzo, accusato di favoreggiamento per aver aiutato Ludovico Piva, che guidava l’auto, a eludere le indagini dei carabinieri, riferendo dell’incidente solo dopo le insistenze dei militari e senza segnalare la presenza di Matteo nel veicolo.
Dei quattro testimoni citati, oggi si è presentato solo un abitante della zona dell’incidente, al quale Piva e De Prato chiesero al citofono di poter fare una telefonata. Lui si rifiutò, data l’ora tarda, e chiamò i carabinieri. Non erano in aula, giustificando l’assenza, un altro testimone perché ricoverato in ospedale, e uno dei due carabinieri in servizio quella notte. Il secondo non si è presentato.
I genitori di Matteo hanno espresso il proprio rammarico per la mancata comparizione dei due militari.
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