Trieste non è più la meta finale: aumentano i migranti in transito, l’allarme delle associazioni

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Trieste non è più la meta finale: aumentano i migranti in transito, l’allarme delle associazioni

Trieste non è più la meta finale: aumentano i migranti in transito, l’allarme delle associazioni

Migranti

Trieste si conferma sempre più una città di passaggio per i migranti lungo la rotta balcanica. Secondo i dati presentati dal Consorzio Italiano di Solidarietà (Ics) in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, nei primi mesi del 2026 sono state 3.130 le persone incontrate, con un incremento del 46% rispetto allo stesso periodo del 2025. A cambiare, però, è soprattutto la destinazione finale: sempre meno persone decidono di rimanere in città.

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Il presidente di Ics, Gianfranco Schiavone, ha spiegato che il forte aumento degli arrivi smentirebbe, secondo l’associazione, le tesi sugli effetti positivi dei controlli ripristinati alla frontiera.

Il dato più significativo riguarda però le persone intenzionate a stabilirsi nel capoluogo giuliano. Nel 2025 oltre la metà dei migranti arrivati (51%) desiderava rimanere a Trieste, mentre quest’anno la quota è scesa al 28%, pari a 1.218 persone. Per la maggior parte, quindi, la città rappresenta soltanto una tappa prima di raggiungere altre destinazioni europee.

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Secondo Ics, Linea d’Ombra e Diaconia Valdese, alla base di questo cambiamento ci sarebbero le difficoltà nell’ottenere l’accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato presso l’Ufficio Immigrazione della Questura.

Una situazione che, sostengono i volontari, impedirebbe anche l’ingresso nelle strutture di accoglienza nonostante siano disponibili posti liberi, rendendo sempre più difficile per chi arriva scegliere Trieste come luogo in cui fermarsi.

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Particolarmente preoccupante, secondo le associazioni, è il dato relativo ai minori stranieri non accompagnati.

Nei primi mesi dell’anno sono stati 584 i minori incontrati, ma solo 18 hanno manifestato l’intenzione di restare in città. Nello stesso periodo del 2025 erano stati rispettivamente 325 e 88.

Secondo i volontari, molti giovani avrebbero incontrato notevoli difficoltà nel vedersi riconosciuto lo status di minore, una condizione che li avrebbe esposti a ulteriori situazioni di vulnerabilità.

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Dal punto di vista delle provenienze, la composizione dei flussi rimane sostanzialmente stabile. Il 40% delle persone arriva dall’Afghanistan, seguito da Kurdistan turco e Turchia.

Le associazioni segnalano però un sensibile aumento dei cittadini nepalesi, soprattutto nei primi mesi dell’anno, mentre Bangladesh e Pakistan continuano a rappresentare una quota più contenuta degli arrivi.

In crescita anche il numero delle donne sole, passate da 105 a 165, una categoria che, secondo Ics, è spesso particolarmente esposta al rischio di tratta di esseri umani.

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Durante la conferenza è intervenuta anche Lorena Fornasir di Linea d’Ombra, che ha denunciato una modalità definita “arbitraria” nella gestione delle richieste di protezione internazionale.

Secondo quanto riferito, ogni mercoledì un funzionario di polizia si recherebbe in piazza Libertà selezionando 10-15 persone tra quelle presenti da più tempo per accompagnarle in Questura e consentire loro di presentare la domanda di asilo, mentre gli altri continuerebbero a non essere ricevuti.

Le associazioni sostengono inoltre che la consistente presenza delle forze dell’ordine nella zona contribuisca a scoraggiare i nuovi arrivati, che tenderebbero a presentarsi soltanto nelle ore successive.

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