
Un’ora e mezza di fitto interrogatorio per tentare di fare luce sui dettagli di un orrore familiare che ha sconvolto la comunità di San Stino di Livenza, dove la cinquantatreenne insegnante Chiara Guerra è stata brutalmente uccisa – con più di 20 fendenti – prima che il suo corpo venisse gettato in un canale nel disperato tentativo di far sparire ogni traccia.
Il nipote diciassettenne, che ha già confessato l’omicidio della zia, si è presentato alle 12.10 davanti al gip del Tribunale per i minorenni di Trieste per l’udienza di convalida del fermo, arrivando direttamente dalla struttura protetta di Treviso alla quale è stato provvisoriamente affidato dalle autorità.
A balzare all’occhio durante l’ingresso del giovane in aula è stato un evidente gesso sull’avambraccio destro, una lesione la cui esatta causa è ancora in fase di accertamento poiché si sospetta possa essere strettamente collegata alla dinamica del delitto o a una colluttazione con la vittima.
Nel corso dell’udienza il ragazzo, assistito dal proprio legale, ha scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere e ha replicato alle domande della Procura, anche se sui contenuti specifici delle sue dichiarazioni vige al momento il massimo riserbo investigativo.
Si attende ora la decisione ufficiale del giudice in merito alla convalida del fermo, con le pesantissime accuse formulate a carico del minore che vanno dall’omicidio volontario aggravato all’occultamento di cadavere, quest’ultimo reato contestato dopo l’infruttuoso tentativo di dare fuoco alla salma della donna prima del definitivo abbandono nel corso d’acqua.
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